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EMPATIA E INTELLIGENZA EMOTIVA: PRO E CONTRO DI SAPER ASCOLTARE

Sono empatica per natura, non per scelta. 

Ero troppo empatica, ora sono finalmente serenamente empatica.

Da mamma ho imparato con il tempo a farmi violenza ed a trattenere le lacrime quando le figlie soffrivano, in modo da potere rappresentare per loro il più possibile un riferimento solido ed essere sufficientemente lucida per confortarle ed aiutarle.

Era comunque difficile, la mia testa assorbiva come una spugna tutti i problemi dei miei cari, facendoli diventare un macigno sulle mie spalle ed il mio cuore, arrivando alla sera distrutta.

Per potere migliorare mi sono documentata, e so che alcune di voi, soprattutto con la sensibilità che si acquisisce con l’avanzare dell’età, potranno apprezzare quanto ho scoperto.

L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Non si può parlare di empatia senza avere prima spiegato cos’è l’intelligenza emotiva.

Lo psicologo Daniel Goleman è l’autore del bestseller “Intelligenza Emotiva – Che cos’è e perché ci può rendere felici” uscito in Italia nel 1997.

Il suo saggio rivaluta i concetti di intelligenza emotiva e di empatia, in quanto la sola intelligenza razionale (per intenderci quella misurata con il QI) non è sufficiente nella gestione comportamentale quotidiana dell’essere umano. Le emozioni potrebbero prendere prima o poi il sopravvento senza sapere come gestirle.

Per questo motivo non è detto che chi ha un quoziente intellettivo superiore alla media diventi una persona di successo, in quanto a volte mancante dello sviluppo delle competenze emotive, capaci di rendergli possibile la socializzazione.

L’intelligenza emotiva viene definita da Goleman come “la capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere gli obiettivi” ed è l’insieme di cinque componenti fondamentali, che ogni uomo sviluppa interiormente:

  • Consapevolezza di sé: la capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni
  • Dominio di sé: la capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine
  • Motivazione: la capacità di scoprire il vero motivo che ci spinge all’azione
  • Empatia: la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto
  • Abilità sociale: la capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone

Ed ecco che si parla di Empatia.

L’EMPATIA: COS’È

L’empatia è una caratteristica delle persone altamente sensibili ed è materia di studio recente di sociologi e psicologi.

“L’empatia è la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, entrando letteralmente nei suoi panni”.

I NEURONI SPECCHIO

Si è scoperto che ogni essere umano (e non solo) è programmato per connettersi con chi lo circonda sin dal quarto mese di vita. Gli attivatori di queste connessioni in genere sono la madre ed il padre. Il bimbo ne percepisce le emozioni, gli stati d’animo e le intenzioni. Questo accade grazie all’attivazione dei neuroni specchio, scoperti negli anni ‘90 dall’equipe del Dr Giacomo Rizzolatti dell’Università di Parma. Questi neuroni si attivano non solo quando un soggetto compie un’azione, ma anche quando la vede compiere. In questo modo, osservando chi lo circonda, il bambino plasma il proprio modo di essere, la propria personalità, la propria autostima, la propria autonomia ed il modo di stare con sé stesso, dunque andando ad affiancare il proprio patrimonio genetico.

Ma cosa c’entrano i neuroni specchio con l’empatia? Un genitore empatico insegna involontariamente o volontariamente al figlio a diventarlo.

L’EMPATIA MATERIA SCOLASTICA

L’empatia è un fattore talmente cruciale nella crescita equilibrata di una persona, da essere materia di insegnamento nelle scuole danesi: molti insegnanti hanno dovuto imparare a diventare empatici verso i propri studenti e le difficoltà di relazione tra gli stessi studenti, che rischiavano a volte di sfociare nel bullismo, sono state, grazie all’insegnamento di questa materia, appianate.

Dunque l’empatia è un elemento di forza capace di attivare una trasformazione sociale. In sociologia infatti l’empatia è considerata uno strumento in grado di migliorare la vita di chi ci circonda.

LA GIUSTA EMPATIA

Crescendo si può comunque imparare a diventare empatici, se non lo si è mai stati prima o se lo si è poco. Si può anche imparare a ridurre l’empatia se negativa, come ho fatto io.

I soggetti molto empatici sono in genere figli di genitori altrettanto empatici. In una madre si attiva, al momento della nascita del figlio, una forte empatia, che le dona la capacità intuitiva necessaria a crescerlo sino all’autonomia. Capita a volte che l’empatia della madre non si riduca naturalmente con il tempo, generando una sorta di stato ansioso che spinge la madre a prevenire i problemi del figlio. Un meccanismo che può creargli problemi di crescita autonoma e di autostima.

In caso invece di carenza di empatia bisogna prima di tutto partire da sé stessi, iniziando con l’individuazione, il riconoscimento e la gestione delle emozioni, alla base della crescita personale e sociale, ovvero “se vogliamo essere più empatici e aperti verso gli altri impariamo innanzitutto a conoscere ed ascoltare noi stessi”.

LEGGERE PER IMPLEMENTARE L’EMPATIA?

Gli psicologi olandesi Bal e Veltkamp hanno scoperto che leggere romanzi può aumentare la capacità di provare empatia.

Ma non tutti i romanzi sono adatti a tale scopo. Devono essere coinvolgenti a tal punto da trascinare il lettore dentro alla storia e ad immaginare quello che il testo non dice, narrandola in maniera incompleta ed imprevedibile (dunque da escludere i romanzi rosa di Danielle Steel e Rosamunde Pilcher, dal finale scontato).

Una vera e propria palestra per l’empatia.

GRADI DELL’EMPATIA: DAL NARCISISMO ALLA PAE

Ecco perché l’empatia è stata classificata in più gradi. Eccovi i più importanti:

  • Empatia negativa: tipica dei narcisisti, incapaci di empatizzare gioie e dolori altrui e dunque soggetti a frequenti fallimenti relazionali, soprattutto se la “vittima” è empatica.
  • Empatia positiva: ovvero il sapere ascoltare e cogliere gioie e dolori altrui, evitando al tempo stesso l’eccessiva partecipazione emotiva, onde potere mantenere lucida la nostra mente e poterci rendere utili.
  • Empatia patologica, o in eccesso delle persone definite PAE (Persone Altamente Empatiche secondo il Dr Martin Sheligam): delle vere e proprie antenne a lungo raggio capaci di assorbire ed inghiottire le emozioni che vibrano nell’ambiente circostante. Un sovraccarico che genera sofferenza nel soggetto empatico rovinandogli la vita, un sovraccarico estenuante, ma curabile!

L’empatia positiva è una qualità da affinare, utile alla nostra crescita personale, nella vita sociale, affettiva e lavorativa. Lavorativa in quanto ci consente di sviluppare una certa sensibilità nel comprendere determinate dinamiche di potere nelle relazioni interpersonali.

EMPATIA EMOTIVA E COGNITIVA

L’empatia ha due componenti:

La componente emotiva: riesce spesso a comprendere a livello intuitivo le emozioni altrui cogliendo sottili messaggi non verbali (utile durante i colloqui di lavoro!).

La componente cognitiva: ci aiuta a comprendere meglio il punto di vista del nostro interlocutore, entrando virtualmente nella sua testa, analizzando i suoi ragionamenti e prevedendo le sue reazioni (utile durante le discussioni).

EMPATIA INTERCOLTURALE

Potrebbe interessarvi sapere che la sociologia studia anche l’empatia interculturale e può essere di 5 tipi:

  • Empatia comportamentale: capire i comportamenti di una cultura diversa e le loro cause
  • Empatia emozionale: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri
  • Empatia relazionale: capire la mappa delle relazioni e delle valenze affettive nella società di appartenenza del soggetto studiato
  • Empatia cognitiva: capire i prototipi cognitivi in un dato momento in un determinato luogo

QUIZ

Volete sapere se siete soggetti empatici?

  1. Piangete vedendo un film commovente?
  2. Vi lasciate trascinare dalle risate di chi vi circonda?
  3. A volte provate emozioni ascoltando il vostro interlocutore?
  4. Riuscite a percepire le emozioni degli altri, anche quando non presenti? (Può capitare, non solo ai gemelli siamesi, grazie ai campi d’energia di persone con cui si ha un forte legame, come tra madre e figlio)
  5. Avete uno spiccato sesto senso che vi fa intercettare immediatamente le bugie? 
  6. Venite additate spesso come troppo buone e sensibili ed alla sera vi sentite stanche a causa dello scarico emotivo?
  7. Vi piace ascoltare i racconti dei vostri cari, interrogarli sulla giornata, rendervi utili con consigli, se richiesti?
  8. Vi piace incontrare gente nuova ed avete voglia di chiacchierarci per conoscerla meglio?
  9. Richiamate la vostra amica per sapere come è andata una visita medica che la preoccupava?
  10. Siete donne? (Le donne statisticamente sono maggiormente empatiche degli uomini).

Se avete risposto SÌ a 5 domande: benvenute nel Clan!

Sappiate che siete persone speciali ed avrete sempre una marcia in più rispetto agli altri.

Non a caso l’empatia è una delle caratteristiche di Leader carismatici come Barack e Michelle Obama, Martin Luther King, Nelson Mandela ed i nostri Sandro Pertini e Papa Francesco.

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Scarpe che non passano inosservate (per le amiche Scarpe che non passano inosservate (per le amiche over50 che amano osare con un accessorio particolare): Sì o No e preferenze?

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Bianco... Bianco puro, bianco sporco, bianco ghiac Bianco...
Bianco puro, bianco sporco, bianco ghiaccio, bianco latte...

Mai ai matrimoni (degli altri 😉), perfetto alla sera, dona a tutte solo se abbronzate.

Color combo invitante? Con giallo paglierino.

Fantastico nel tailleur in lino (Must-Have delle ultime estati), nella camicia maschile, nella lingerie a vista, nei pizzi, nelle gonne di @prada o nei fiori scolpiti di @ppiccioli per @valentino, entrambi un sogno di un paio di stagioni fa.

Dicono sia meglio abbinato a accessori argento, io dico meglio con quanto ci fa stare bene!

Sì o NO e preferenze?

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In copertina @rossana_orlandi Gallerista - Talent Scout - Icona di stile

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Indubbiamente il nero dona alle bionde, indubbiame Indubbiamente il nero dona alle bionde, indubbiamente infonde sicurezza, indubbiamente è chic, indubbiamente al mattino è quel jolly su cui possiamo contare.

Ora a voi: siete Team Nero SÌ o NO?

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NERO PE2026, come da vostra gentile richiesta 🖤 NERO PE2026, come da vostra gentile richiesta 🖤. 

Abbinandolo a bianco o crema non si sbaglia mai, al blu per un effetti super raffinato. 

Perfetto quando si ha fretta al mattino, basta giocare con gli accessori.

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"Fashion is Art" e ieri, al Met Gala a New York, l "Fashion is Art" e ieri, al Met Gala a New York, l'alta moda ha regalato queste meraviglie! (Bolle incluse, vedi post @lestanzedellamoda )

SÌ o No e preferenze?

Credits: @metgalaofficial_ @voguemagazine 

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La riga, giocosa e rigorosa al tempo stesso, la su La riga, giocosa e rigorosa al tempo stesso, la sua dualità ha sempre una forte attrattiva.

Da Picasso a @jeanpaulgaultier , sino alle coloratissime righe di @lavestelaveste , chi non ha mai indossato una tshirt "à la marinière"?

In verticale o orizzontale (non ditemi che allargano*) o diagonale... si amano o si odiano: Sì o NO?

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5. @blaireadiebee 

(*) dipende da spessore, taglio dell'abito, colori:
NO a rigoni, soprattutto in colori a contrasto (bianco+nero/blu)
NO a rigoni su abiti aderenti, meglio ampi e fluidi

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